PFAS. L’UOMO ESPOSTO A MIRIADE EFFETTI NEGATIVI

Gli effetti dei Pfas sulla salute non sono ancora del tutto noti, ma queste sostanze sono da anni al centro degli studi dei ricercatori. In concreto troppo poco è stato fatto per limitare la loro presenza nell’ambiente. Per il Bo live, il giornale web dell’ateneo di Padova, Daniele Mont D’Arpizio ha dialogato con Nausicaa Orlandi, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei chimici e dei fisici. Veneziana e laureata nel 2001 in Chimica industriale presso l’università di Padova (dove ha conseguito anche un master), Orlandi ha svolto per alcuni anni attività di ricerca presso istituti nazionali ed esteri, prima di fondare una propria azienda nell’ambito dei servizi per le imprese. Dal 19 aprile 2016 rappresenta i chimi e i fisici italiani, prima donna e presidente più giovane della storia. “Pfas e’l’acronimo Perfluoroalkylsubstances(perfluoroalchiliche): si tratta di una famiglia di molecole organiche caratterizzate dal fatto di avere la maggior parte degli atomi di idrogeno sostituiti da atomi di fluoro. I Pfas sono prodotti con due vie di sintesi: la elettrofluororazione e la telomerizzazione. All’interno di questa famiglia troviamo singole molecole come il Pfos, Acido perfluoroottansolfonico, il Pfoa, Acido perfluorottanoico, e molti altri. I Pfas sono stati prodotti in tutto il mondo a partire dagli anni ’40 del secolo scorso e sono tuttora impiegati in moltissime applicazioni di uso comune e non solo. Il classico esempio sono le pentole antiaderenti, ma li possiamo trovare in schiume antincendio, carta e packaging, tende e tappeti, vestiti ed equipaggiamento per outdoor, scioline; e poi ancora prodotti per la pulizia, ammorbidenti, vernici, pitture, inchiostri, adesivi, prodotti medicali, prodotti per la persona (shampoo, balsami, protezioni solari, cosmetici, dentifrici,filointerdentale) e molto altro ancora. Il loro largo impiego dimostra evidentemente una grande utilità e versatilità di applicazione. I Pfas la caratteristica di essere particolarmente inerti alle reazioni chimiche, resistenti al calore e all’abrasione o frizione, e servono per conferire ai materiali proprietà di antiaderenza e impermeabilità sia all’acqua che agli oli. Presentano inoltre un’alta solubilità in ambiente acquoso. Stante la vastità degli impieghi i Pfas prima o poi finiscono nell’ambiente ed hanno la tendenza a bio-accumularsi. Sono inoltre moltissimi e ciò rende molto complesso il lavoro di classificazione, regolamentazione, analisi ed eventuale limitazione di impiego. L’Ocse stima che ci siano almeno 4.730 sostanze riconducibili a questa denominazione, ma nello stesso documento si afferma che la lista è tuttavia ancora incompleta”. Il testo integrale dell’intervista e’ pubblicato sul Bo live. Alla domanda se o Pfas sono pericolosi per la salute, Orlandi ha detto: “L’uomo è esposto ad essi attraverso una miriade di prodotti con cui viene a contatto, alimenti e situazioni ambientali o lavorative. In particolare gioca un ruolo rilevante l’ingestione attraverso l’acqua potabile, ovvero la via di esposizione umana predominante. Sono stati riscontrati Pfas sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee, causando esposizione, oltre che attraverso l’ingestione, anche per inalazione durante la doccia e per assorbimento cutaneo. I contenitori per gli alimenti, l’abbigliamento, l’arredo ed altri articoli costituiscono altri possibili percorsi di esposizione per l’uomo. La ricerca condotta fino ad oggi ha rilevato associazioni tra esposizione a Pfas e specifici effetti negativi sulla salute umana, stando agli esiti di alcune ricerche presentate ad esempio in occasione degli eventi organizzati nel 2018 da Niehs e Ntp, le massime autorità statunitensi, che hanno evidenziato possibili disfunzioni del sistema immunitario (correlate in particolare a Pfos e Pfoa), disturbi endocrini (sviluppo di malattie metaboliche, tra cui l’obesità e il diabete di tipo 2) e problemi allo sviluppo cognitivo e neurocomportamentale dei bambini (vedi alcuni studi epidemiologici). Il quadro sicuramente evidenzia la necessità di proseguire con gli studi in questo campo, e di intensificare la ricerca al fine di migliorare la comprensione dei potenziali meccanismi e processi chimici e biologici attraverso cui i Pfas possono avere un impatto sulla salute umana”. I Pfas ad oggi regolamentati e studiati rappresentano solo una piccola parte di quelli presenti e disponibili sul mercato. La ricerca è fondamentale per comprendere gli effetti di questa contaminazione (ha precisato Orlandi).
(ph Bo live/UniPd.arch.).

Lascia una risposta