LIBRI. RISORGIMENTO E QUESTIONE MERIDIONALE

Il Regno delle due Sicilie e’ stato gradualmente eliminato durante il Risorgimento in applicazione di un ben architettato disegno a tavolino (“del costi quel che costi”) predisposto dalla forte massoneria inglese e da altre logge europee. La finalita’ e’ stata togliere di mezzo i Borboni e il loro Stato cattolico, uno dei tre piu’ benestanti in Europa, e perche’ da Londra lo si vedeva un pericolosissimo concorrente marittimo, anche in vista dell’apertura di Suez; quindi, la flotta napoletana, in forte espansione, doveva essere estromessa dal Mediterraneo. Ecco che allora i potenti circoli massonici decisero di erogare ingenti finanziamenti allo staterello dei Savoia che nutriva mire espansionistiche, ma non aveva adeguate risorse. Allora, i suoi abitanti mangiavano usando piatti di legno. L’operazione Sud ebbe inizio dopo la piena accettazione dei massoni piemontesi,  a cominciare da re Vittorio Emanuele II e dal primo ministro Cavour che sfruttarono Garibaldi, anch’egli massone, relegandolo al ruolo di un burattino. Gli affidarono il compito di conquistare la Sicilia,
senza alcuna dichiarazione di guerra. Garibaldi con mille camicie rosse parti’ dagli scogli genovesi di Quarto per sbarcare a Marsala. In queste zone ci furono le prime violente battaglie con migliaia di morti tra i soldati borbonici e tra le locali popolazioni che subirono incendi di interi paesi e violenze e stupri e altre tremende angherie (decapitazioni o persone crocifisse). Tanti sono stati gli scontri con l’esercito borbone che stesero sul terreno migliaia di militari. Ma mille garibaldini pur impossessandosi di oro e denari di banche, di privati e della chiesa siciliana – bottini di guerra subito trasferiti a Torino – non era bastante per conquistare il Regno delle due Sicilie. Cosicche’ furono inviate a scaglioni truppe piemontesi di oltre 30 mila unita’ per dar man forte a Garibaldi che  comunque ha sempre agito con crudelta’ e voglia di emergere e coprirsi di gloria: la ferocia delle stragi piemontesi al Sud fu paragonata a quelle compiute dai condottieri barbari. Tutto dire! Dopo le battaglie locali un nuovo problema e’ sorto per i Savoia e loro generali: dover sistemare le migliaia di soldati borboni fatti prigionieri o in fortezze-prigioni del nord o in campi lager. Nei progetti di Cavour e company anche le deportazioni in altri luoghi lontani pur di alleggerire il peso di mantenimento di tanti uomini. Questi particolari fanno parte di una ricerca, durata 2 anni, ricca di vicende anche poco conosciute, curata da un appassionato di storia, come si definisce in un libro, edito privatamente, il professor
Francesco Franco Galera, gia’ preside e poi responsabile di incarichi ministeriali nel corso della sua carriera, nonche’presidente di prestigiosi sodalizi. club e associazioni del Triveneto. Galera ha voluto precisare di aver scritto “un necessario revisionismo oltre la retorica delle nozioni scolastiche”. Egli ha detto di essersi documentato a lungo consultando decine di libri e altre testimonianze cartacee, e pure taluni archivi storici per riportare – in primo piano – le zone d’ombra del Risorgimento e dare solide fondamenta alla memoria per comprendere la complessita’ e la pronfondita’ del problema dell’oggi; va aggiunto, ha scritto Galera, che nelle scuole ancora viene detto che l’unita’ d’Italia ha salvato il Mezzogiorno dalla sua arretratezza economica e culturale. Come noto,e’in corso una grande opera di rivisitazione del Risorgimento, in particolare in occasione dei 150 anni dell”Unita’ d’Italia, con altra documentazione sulla storia del nostro Ottocento. (ph cop.).

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