Il presidente della casa editrice 'Marsilio' Cesare De Michelis in una immagine 6 luglio 2006. ANSA

Il prof. Cesare De Michelis, 75 anni, presidente della casa editrice Marsilio (foto arch.), è morto mentre era in vacanza a Cortina d’Ampezzo. Fratello di Gianni, ex ministro degli esteri, ha lanciato autori come Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini. Cesare De Michelis ha insegnato letteratura Italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova e diretto le riviste ‘Studi Novecenteschi’ e con i filosofo ed ex sindaco Massimo Cacciari, ‘Angelus Novus’. Tra le recenti operazioni, la riacquisizione delle quote della Marsilio. “Con Cesare De Michelis scompare un grande veneto. Il suo nome è sinonimo di industria culturale e di capacità di visione. Per me, come per tutti, De Michelis significa Marsilio, la casa editrice di Venezia e del Veneto, cresciuta con lui a impresa editoriale di prestigio nazionale e internazionale”. Così il presidente del Veneto Luca Zaia, ha reso omaggio a Cesare De Michelis, studioso raffinato, docente universitario, giornalista e presidente della casa editrice. “Il Veneto perde un grande uomo di cultura – ha sostenuto Zaia – dagli interessi poliedrici, capace di guardare in faccia il futuro e di anticipare i tempi. Veneziano, innamorato di Venezia, Cesare De Michelis ha sempre spinto lo sguardo più in là della difesa della storia, del prestigio della Serenissima, guardando con fiducia al progresso e dimostrando che la città può e deve ripensarsi continuamente, con le sue diverse anime, come centro di cultura e di ricerca, città universitaria e polo dell’arte contemporanea, come con l’avveniristico progetto “M9’. Il Museo del Novecento di cui aveva il coordinamento scientifico”. “Ma il suo nome – ha aggiunto il presidente del Veneto – resterà per sempre legato ai libri, alla letteratura e all’editoria: ‘talent scout’ dei giallisti nordici (come non ricordare il grande successo della trilogia di Stieg Larsson che lui seppe importare dalla Svezia?), De Michelis abbracciava uno sconfinato orizzonte di conoscenze e amori letterari che attraversava i secoli, da Aldo Manuzio, che fu il padre nobile della tipografia veneta e italiana e che lui fece ricordare con la grande mostra nelle Galleria dell’Accademia, a Carlo Goldoni, di cui curò l’edizione nazionale delle opere, al vicentino Goffredo Parise di cui ha fatto rivivere la ‘verve’ giornalistica presiedendo la giuria del premio a lui intitolato, fino alle giovani promesse della letteratura contemporanea”.

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