Bmw motore non catena distribuzione

Sono al momento attuale quindici, tutti concentrati negli ultimi mesi, i casi di automobilisti che si sono rivolti all’Adico per denunciare un gravissimo vizio nelle vetture Bmw, con motore N47. Tutti i soci che si sono affidati al ufficio legale di Adico (Ass.difesa consumatori di Mestre) hanno rilevato che le vetture una volta superati i 100 mila chilometri subiscono il danneggiamento se non addirittura la rottura della catena di distribuzione. Un vero e proprio danno che, quando l’auto non è in garanzia, può costare ai diretti interessati o 3.500 euro per sistemare la cinghia o una somma doppia per cambiare il motore. Le persone che si sono rivolte all’Adico sono quindici, provenienti da ogni parte d’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, dal Veneto al Piemonte. Tutti, naturalmente, hanno acquistato l’auto usata oppure hanno riscontrato il problema dopo i due anni di garanzian(photo Bmw motore, non cat.distribuzione,archivio). Tramite l’ufficio legale dell’associazione ha intimato Bmw ad accordarsi con i propri clienti per affrontare la spesa necessaria ad aggiustare la vettura. E, allo stato attuale, la casa automobilistica tedesca ha valutato alcune situazioni riconoscendo un contributo per la manodopera. Per altri nostri soci sta invece indugiando. Un comportamento che stizzisce Carlo Garofolini il quale punta il dito contro Bmw Italia. “E’ ormai un dato di fatto che quel tipo di motore sia difettoso – ha sostenuto il presidente dell’Adico -. Avessimo avuto uno o due casi, potremmo anche accettare un contributo alla manodopera. Ma abbiamo quindici casi, e chissà quanti ce ne sono nel resto dell’Italia. La Casa automobilistica tedesca dovrebbe richiamare indietro quelle vetture e sostituirle o comunque intervenire pagando l’intero intervento a tutti gli automobilisti che hanno riscontrato questo problema anche se le auto sono fuori garanzia. Da un colosso come Bmw Italia ci attendiamo un riscontro positivo, soprattutto in un periodo come questo in cui la fiducia dei cittadini nei confronti dei concessionari è ai minimi storici. Chiediamo che venga aperto un confronto con la nostra associazione”.

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