Nonostante la delusione per la mancata attribuzione del World Water Forum 2024 (la candidatura dell’indonesiana Bali è stata preferita a quella di Firenze-Assisi-Roma) l’Italia sta ottenendo ampio riconoscimento internazionale, grazie al progetto di “Inventario Mondiale dei Musei dell’Acqua” presentato al nono Forum Mondiale dell’Acqua a Dakar(Senegal) dal Centro Civiltà dell’Acqua e dalla Rete Globale UNESCO dei Musei dell’Acqua (con sede a Venezia). Finalita’ di questo progetto, voluto dal Programma Idrologico Intergovernativo dell’UNESCO, è realizzare un censimento globale non solo dei musei dell’acqua, ma anche degli ecomusei, dei musei “diffusi” e dei cosiddetti “centri di interpretazione” dei patrimoni acquatici, attraverso il coinvolgimento di Istituzioni nazionali e locali, a comkmciare da quelle africane, in linea con i contenuti e le finalità della Risoluzione “UNESCO-IHP a sostegno dello sviluppo della Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua” (2021). Gia’ è stato realizzato un sistema per aiutare i Comitati Nazionali IHP (Intergovernmental Hydrological Programme), le università ed i centri di ricerca nel processo di identificazione delle Istituzioni impegnate nell’educazione alla sostenibilità dell’acqua, nonchè per preservare e promuovere l’insieme dei patrimoni naturali e culturali, collegati alla risorsa idrica (toolkit e metodologia sono disponibili al link:https://www.watermuseums.net/global-inventory).Nel progetto sono coinvolti – spiega una nota – esperti internazionali di varie discipline, in modo da fornire un approccio uniforme, a livello sia regionale che nazionale, sulla scia delle linee guida e della formazione, garantite dalla Cattedra UNESCO “Acqua, patrimonio e sviluppo sostenibile”, istituita presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
L’iniziativa, organizzata dalla Rete WAMU-NET (WAter MUseum Global NETwork) al recente Forum Mondiale dell’Acqua, mira ad identificare ed includere, nel progetto di rete dell’UNESCO, non solo nuovi musei dell’acqua, eco-musei e “centri di interpretazione”, ma anche gruppi di educatori e ricercatori impegnati in programmi di “educazione all’acqua” secondo un processo, che potrebbe portare alla creazione di nuove sottoreti di realtà volte a promuovere una “nuova cultura idrica”, come quelle già attive in Cina ed America Latina. Al Global Network of Water Museums (WAMU-NET), la cui sede è a Venezia, aderiscono al momento 71 realtà, di cui 11 in Asia, 7 in America, 2 in Africa e le restanti in Europa (le affiliate italiane sono 16). (ph arch.G.G.)
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