TRAGEDIA VAJONT. CERIMONIE RICORDO VITTIME CON CAPO DELLO STATO

“Siamo sull’orlo di una crisi climatica”:e’ uno dei passaggi dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale ha reso dapprima omaggio alle 2 mila vittime del Vajont nel cimitero di Fortogna di Longarone e – per la prima volta – ha portato le scuse dello Stato responsabile. Mattarella ha visto dall’elicottero l’intera vallata che e’ rimasta distrutta dalle acque e da anni ricostruita. Poi, e’ stato a Belluno dove 400 bambini delle scuole elementari lo hanno salutato calorosamente davanti al teatro comunale. All’interno, un coro ha cantato l’inno di Mameli. Qui, seduto in prima fila, accanto ai parlamentari bellunesi, al presidente della Regione Luca Zaia e alle alte cariche della provincia, ha guardato i video che hanno rhcordato e dicumentato quello che è accaduto ed ha ascoltato i discorsi del sindaco di Belluno, del presidente della Provincia Padrin, del presidente della Regione e di un esperto dell’Arpav, Robert Thierry Luciani. Il presidente Zaia ha ringraziato Mattarella per essere venuto e lo ha ringraziato per la vicinanza durante e dopo l’uragano Vaia(ott-nov.2018); ha ricordato i fondi che il governo ha messo a disposizione per i 208 comuni colpiti, ha ricordato il grande lavoro dei veneti e la solidarietà ricevuta. Roberto Padrin ha ricordato la grande forza del volontariato, della protezione civile, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, dell’esercito, dei sindaci, dei cittadini stessi che hanno evitato che il disastro di Vaia si sia trasformato in tragedia. Dopo altri interventi, due scolari hanno raccontato una storia di un bambina di Morbiach in Agordino, durante la tempesta Vaia. Mattarella ha ringraziato il sindaco Massaro, ricordando che lui conosce bene questa provincia per averla frequentata spesso. Ha parlato anche delle Olimpiadi del 2026, occasione di grande importanza che si augura potranno essere assegnate e per le quali ha assicurato il suo sostegno e il suo impegno. Per la cronaca da segnalare quel che ha voluto sottolineare Padrin: “Il Vajont è una ferita aperta ma la nostra comunità sa reagire”. (foto Corriereveneto).

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