REGISTI DA TUTTO IL MONDO A VICENZA PER WORKING TITLE FILM FESTIVAL

Al Cinema Primavera 20 film, fra cui 2 prime visioni europee e 5 italiane: Omaggio ai registi rifugiati Razi Mohebi e Soheila Javaheri. Al Polo Giovani B55 dibattiti su robotizzazione, con Riccardo Staglianò, e richiedenti asilo. Allo spazio Exworks i documentari di Netflix sui designer e il party. Working Title Film Festival, festival del cinema del lavoro, torna a Vicenza, dal 27 aprile a lunedì primo maggio, con una seconda edizione dallo spiccato taglio internazionale. Due film in prima visione europea, cinque in prima visione italiana, otto in prima visione veneta, tre in prima vicentina e uno in prima visione assoluta: in tutto sono 20 le opere che saranno proiettate e presentate da registi internazionali nei cinque giorni di festival al Cinema Primavera. Di questi, 17 fanno parte del concorso internazionale che vedrà la premiazione la sera del Primo maggio, festa dei lavoratori. Proprio il lavoro è il filo rosso tematico che connette un programma ricco, che coinvolge tre spazi della città. Oltre al Primavera, infatti, altri eventi sono ospitati dal Polo Giovani B55, sede di due dibattiti il 27 e 28 aprile, e da Exworks sede di un’installazione video e di una festa. Il programma completo e dettagliato è pubblicato in un catalogo di 40 pagine distribuito gratuitamente e sul sito www.workingtitlefilmfestival.it. L’iniziativa è stata presentata a Palazzo Chiericati dal vicesindaco e assessore alla crescita del Comune di Vicenza Jacopo Bulgarini d’Elci, dalla direttrice artistica Marina Resta e dal vicepresidente dell’associazione Lies Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale Giulio Todescan. “La seconda edizione del festival – ha dichiarato il vicesindaco e assessore alla crescita del Comune di Vicenza Jacopo Bulgarini d’Elci – apre in modo deciso lo sguardo su quanto accade nel mondo. Non solo in relazione alla cinematografia e all’attività di giovani talenti, ma anche rispetto al tema stesso della rassegna, ovvero il lavoro. Riflettere su come esso muta, in particolare in questo occidente in cui ciò che si fa fino ad oggi ha definito anche chi si è, è cruciale per aiutarci ad affrontare i profondi cambiamenti in atto e a immaginare soluzioni per correggerne le storture”. L’evento, promosso dall’associazione Lies Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale in collaborazione con l’assessorato alla crescita del Comune di Vicenza e con la direzione artistica della filmmaker Marina Resta, rispetto all’edizione d’esordio del 2016 presenta la novità di un concorso internazionale: 17 film sono stati selezionati fra 54 candidati: 9 provengono dall’Italia, 2 dal Belgio, 2 dalla Germania, uno a testa da Olanda, Grecia, Giappone e Canada. Nessun limite di genere né di durata: 13 documentari, 2 film di finzione, uno di animazione e un ibrido fra documentario e animazione. Ben 11 le registe donne su un totale di 26 registi, e una forte attenzione alle opere prime e alla “fucina” delle scuole di cinema europee: 22 registi su 26, pari all’85%, sono under 35. “I film in concorso raccontano con linguaggi diversi il mondo del lavoro contemporaneo – ha spiegato la direttrice artistica Marina Resta –. Un mondo in cui la fabbrica, emblema del lavoro novecentesco, é sempre meno presente, in cui la crisi economica, sociale e identitaria e il tratto predominante, in cui le persone non smettono di cercare creativamente nuove prospettive”. Sono inoltre in programma 3 film fuori concorso: Maquinaria Panamericana, film di apertura del festival la sera del 27 aprile, opera prima del messicano Joaquin Del Paso (seconda visione italiana dopo la premiére al Torino Film Festival), e Refugee in Italy e Cittadini del nulla di Razi Mohebi e Soheila Javaheri, registi rispettivamente afghano e iraniana, che vivono e lavorano da rifugiati politici a Trento, a cui è dedicato un omaggio la sera del 28 aprile. Il festival non si limiterà a portare sullo schermo opere mai viste a Vicenza.

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