LIBRI. TALIDOMIDE, IL GRANDE SILENZIO. DIALOGO A CASTELFRANCO VENETO

La vicenda personale di un bambino veneto si intreccia con la storia di un colosso del farmaco della Germania degli anni Sessanta. Il destino di un neonato si lega indissolubilmente ad una pastiglia che doveva essere innocua, raccomandata dalla casa farmaceutica alle mamme in gravidanza, e che sua madre – fidandosi delle indicazioni del medico di famiglia e delle prescrizioni della Sanità italiana – assunse una sola volta per fermare le nausee. Una sola pastiglia e la sorte di quel bambino fu segnata mescolandosi a quella di migliaia di altri in tutto il mondo. Per raccontare la sua vicenda personale e quella di almeno 20.000 creature (10.000 soltanto in Europa) lo scrittore e velista padovano Alfredo Giacon giovedì 20 giugno h 21 nella cinquecentesca Villa Chiminelli di Castelfranco Veneto (via Lama) partecipa ad un dialogo con il giornalista Roberto Brumat che con lui ha scritto il libro Talidomide: Il grande silenzio (Mursia editore), uscito quest’anno e in prima presentazione ufficiale proprio a Castelfranco con il patrocinio del Comune. La storia di questo farmaco nato nei laboratori frequentati e diretti anche da ex nazisti riciclati, è fatta di omissioni, test insufficienti, leggerezze e ritardi nei controlli, e risale agli anni del boom economico: quando ancora la fiducia nell’industria e nelle istituzioni era quasi totale nella popolazione. Fu così che tanti bambini si ammalarono e un numero imprecisato di altri non vennero nemmeno al mondo a seguito di aborti spontanei. Non tutti i Paesi accolsero pedissequamente le rassicurazioni sanitarie tedesche: gli Stati Uniti ad esempio (in particolare la farmacologa responsabile della Divisione Nuovi Farmaci dell’ente federale di controllo), nonostante le pressioni dell’industria farmaceutica americana che avrebbe diffuso il preparato, si opposero ad un principio attivo che non dava sufficienti garanzie. Quando lo scandalo scoppiò a livello internazionale, l’intera Germania ne fu travolta e il processo fu così lungo da meritare l’appellativo di Mammuthprozess. Alfredo Giacon ha dovuto fare i conti da subito con gli effetti di quella sola pastiglia di Talidomide, ma la sua grande forza d’animo e l’amore della sua famiglia l’hanno aiutato non solo ad avere una vita del tutto normale, ma anche a vivere avventure a volte estreme e comunque poco comuni alla gran parte dei suoi coetanei: diventando ad esempio velista e compiendo la traversata del mondo in barca a vela pur essendo nato senza mano e avambraccio destro.
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