CONSUMO DELLA SOIA. UN DOCUMENTARIO DENUNCIA ALLARME AMBIENTALE E SOCIALE

A Padova e’ stato da poco presentato, in occasione dell’Euganea film festival 2019, dove si è aggiudicato il premio Crédit Agricole FriulAdria-Parco Colli Euganei, per aver ben raccontato l’impero mondiale della soia e la filiera della produzione industriale della carne di maiale, in un viaggio dalla Cina agli Stati Uniti, dall’America Latina (con il Brasile, primo esportatore di soia al mondo) all’Africa, analizzando la progressiva trasformazione della produzione dei beni alimentari, oggi nelle mani di una manciata di gigantesche aziende. Si intitola Soyalism ed è il documentario firmato da Stefano Liberti, giornalista e regista italiano, ed Enrico Parenti, regista e direttore della fotografia italoamericano, che, in settanta minuti, fotografa il presente e immagina il futuro di un pianeta sovrappopolato e segnato dai cambiamenti climatici, partendo dall’analisi di numeri e dati, da interviste a ricercatori, attivisti e produttori e, infine, constatando l’aumento delle monocolture di soia che trasformano i paesaggi arrivando a minacciare e distruggere persino la Foresta Amazzonica. Francesca Boccaletto sul Bo live,il giornale web dell’ateneo di Padova ha scritto un testo su questo documentario e sul problema. Si tratta di un sistema mondiale, oggi strettamente legato all’industria della carne, soprattutto di maiale (la soia è usata come mangime per animali allevati dentro capannoni dall’altra parte del mondo rispetto alle coltivazioni), e che sta divorando le piccoli produzioni locali e devastando l’ambiente. Per quel che riguarda la questione ambientale, dal rapporto Conto alla rovescia verso l’estinzione, diffuso da Greenpeace in occasione del Consumer goods forum, la conferenza mondiale, tenutasi a giugno a Vancouver, che riunisce le principali multinazionali del settore alimentare, emerge che “tra il 2010 e il 2020 almeno 50 milioni di ettari di foresta, un’area delle dimensioni della Spagna, saranno stati distrutti per fare spazio alla produzione industriale di materie prime agricole. Nel 2010 i membri del Cgf si erano impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2020 attraverso l’approvvigionamento responsabile di materie prime come carne, soia e olio di palma, ma dal 2010 la produzione e il consumo di prodotti agricoli legati alla deforestazione – tra cui carne, soia, olio di palma e cacao – sono aumentati vertiginosamente e continuano ad aumentare”. E ancora: “Entro il 2050, la produzione e il consumo globale di carne potrebbero aumentare del 76 per cento e la produzione di soia di circa il 45 per cento”. E per quanto riguarda l’Amazzonia brasiliana, “l’industria della soia ha contribuito, direttamente e indirettamente, alla distruzione della foresta tropicale più grande del mondo: tra il 2004 e il 2006 quasi il 30 per cento dell’espansione delle piantagioni di soia è avvenuto a scapito della foresta”. Nel 2006 Greenpeace ha denunciato il legame diretto fra deforestazione dell’Amazzonia e produzione di soia riuscendo a definire l’implementazione di una Moratoria sulla soia, un impegno temporaneo e volontario a non acquistare soia prodotta a scapito dell’Amazzonia da parte dei principali commercianti, in accordo con alcune organizzazioni della società civile e il governo brasiliano. La moratoria è diventata permanente nel 2016, nonostante questo l’espansione delle piantagioni di soia non si è fermata. Ma torniamo al documentario: il centro di tutto è la Cina, destinazione ultima e leader assoluta del mercato, attorno si muovono Stati Uniti, Brasile e Mozambico. “L’idea del film parte da una domanda: quali sono le conseguenze del sistema globale di produzione industriale della carne? Concentrandosi sulla catena di approvvigionamento di soia e carne di maiale – spiegano gli autori -, il documentario mira a far luce sugli exploit e le azioni che disturbano i Paesi presi di mira dai nuovi giganti della produzione alimentare […] La nostra domanda iniziale ha l’ambizione di diventare una domanda per il futuro: quando la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi, entro il 2050, e con l’aumento dei consumi di carne, questo sistema non sarà diventato complessivamente insostenibile?”. L’allarme è sia ambientale che sociale. Su Internazionale, Enrico Parenti descrive una scena del suo documentario, l’incontro con alcuni contadini di Santarém, in Brasile, le cui attività sono state completamente annientate dal moltiplicarsi delle coltivazioni di soia: “Raccontano che non riescono a coltivare più niente perché la maggior parte degli insetti che scappano dalle monocolture, ben protette dai pesticidi, vanno a finire nei loro piccoli campi. Per questa ragione i contadini smettono di produrre verdure ed escono dal mercato, diventando braccianti oppure cambiando completamente lavoro”. Una situazione che ha messo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie contadine. Soyalism andato in onda su Rai3 il giorno 11 luglio, in seconda serata, primo dei documentari d’autore del ciclo estivo Doc3 dedicato al cinema del reale. (foto arch. BO Live/UniPd)..

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