Il 64/mo Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico diretto da Alessandro Gassman prosegue con un evento eccezionale nel panorama della scena teatrale italiana. DaL 29 settembre al primo ottobre sarà sul palcoscenico del teatro palladiano uno spettacolo di grande respiro internazionale, nelle sue uniche date in Italia: The Winter’s Tale (Racconto d’inverno) di William Shakespeare con la regia di Declan Donnellan, uno dei maggiori registi shakespeariani del teatro contemporaneo. L’allestimento, in lingua russa con sottotitoli in italiano, è realizzato dalla Compagnia del Maly Drama Theatre di San Pietroburgo, diretta da Lev Dodin. La produzione ha il sostegno del British Council e della compagnia teatrale Cheek by Jowl (Gran Bretagna). La tournée di The Winter’s Tale al Teatro Olimpico di Vicenza fa parte dell’iniziativa culturale Italia – Russia 2011 ed è sostenuta dal Ministero della Cultura della Federazione Russa. I biglietti si possono acquistare al botteghino del Teatro Olimpico dal martedì al sabato (tel.0444222801), nel sito del teatro comunale www.tcvi.it e agli sportelli della Popolare di Vicenza. Info: Teatro Stabile del Veneto, Ufficio Promozione, 041240202. Lo spettacolo è interpretato da Pyotr Semak, Mikhail Samochko, Anatoly Kolibianov, Oleg Gaianov, Alexei Zubarev, Vladimir Zakharyev, Alexander Koshkarev, Sergei Muchenikov, Alexander Zavialov, Adrian Rostovsky, Igor Chernevich, Sergei Vlasov, Vladimir Artemov, Alexander Koshkarev, Natalia Akimova, Angelika Nevolina, Vera Bykova, Elena Vasilyeva, Lia Kuzmina, Natalia Fomenko, Ekaterina Reshetnikova, Tatyana Rasskasova, Sasha Vasin. Scene e costumi sono curati da Nick Ormerod, assistente alla regia è Natalia Kolotova, direttore dei dialoghi Valery Galendeev. Inoltre per le musiche Svetlana Lavrova, movimenti Yuri Vasilkov. Infine direttore tecnico è Evgeny Nikiforov. In una delle pause delle prove il regista Declan Donnellan ha fatto alcune riflessioni sul travestimento e sulla finzione di essere ua’altra persona, Non possiamo trasformarci ed è tragicamente pericoloso pensare di poter cambiare gli altri. Non ci resta che stare a vedere, che comprendere. La trasformazione si realizza, ma è misteriosa. Legata al tempo e all’apparire, è al di fuori del nostro controllo. Nel Racconto d’inverno viene affrontato il tema della vanità e dello sforzo che siamo disposti a compiere per mantenere la nostra identità. In scena il dualismo che sta al cuore di ogni forma di vanità: non vi è tiranno che non sia vittima; non vi è vittima che non sia tiranno. Shakespeare, ha proseguito Donnellan, disattende le regole del tempo come successione consequenziale: il bambino si nasconde nell’adulto, l’anziano vive nel bambino, la nascita si ridesta nella morte. Ogni logica svanisce e appare una verità oltre la logica. Un mistero si manifesta. Una nascita. Un’epifania. Di volta in volta queste interconnessioni nell’inconscio possono essere commuoventi o divertenti, paurose o eccitanti, o anche improbabili. Shakespeare riconosce l’inadeguatezza del linguaggio. Sa che le parole spesso sono vuote e a volte pericolose. È anche consapevole, però, che le parole sono quasi tutto quello abbiamo per esprimerci. Perdita dice a Florizel: “Non so parlare così bene; proprio affatto così bene; né pensare meglio; ma sul modello dei miei pensieri io taglio la purità dei suoi.” Il Racconto d’inverno appartiene al gruppo delle ultime opere, in cui i personaggi sono potenzialmente tragici, come Macbeth o Otello, ma a cui è concessa la possibilità di vedere, di comprendere. Racconto d’inverno non è una tragedia: a Leonte è offerta la possibilità di comprendere. Alla fine del dramma arrivano il riscatto e l’amore.

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