| Un convegno “Le necropoli longobarde in Italia” presenterà, al Castello del Buonconsiglio di Trento, dal 26 al 28 settembre, le recenti scoperte relative alle sepolture longobarde, organizzato dall’Università di Trento, dall’Associazione RFA, dal Castello del Buonconsiglio e sostenuto dal Progetto APSAT e dalla Cassa Centrale Banca. Lo scopo è presentare le scoperte più significative e contemporaneamente fare il punto sullo stato della ricerca delineando gli obiettivi futuri in seguito alla scoperta del numero elevato di sepolture longobarde in Italia. Responsabile scientifico del progetto è Elisa Possenti dell’Università di Trento. “I dati sono molti e importanti – ha detto alla vigilia del convegno Possenti – in quasi tutte le regioni dell’Italia settentrionale e centrale (dal Friuli, al Veneto, Piemonte, ecc.) e il convegno ha tra i suoi obiettivi proprio quello di presentare al pubblico le nuove scoperte. Tra quelle parzialmente note possiamo ricordare il grande sepolcreto di S. Albano Stura in Piemonte dove le ricerche dirette dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici hanno portato alla luce una estesa necropoli di quasi ottocento tombe; altrettanto importanti sono tuttavia altre scoperte effettuate per esempio in Lombardia e Veneto dove le necropoli sono caratterizzate da corredi di qualità e pregio veramente notevoli. Significativo è anche l’apporto del Trentino dove le ultime scoperte stanno contribuendo a definire meglio le cronologie di alcuni tipi di reperti che sono dei veri e propri fossili-guida anche per altre regioni.” Quali sono state le metodologie di ricerca utilizzate ? “Le metodologie degli ultimi anni sono caratterizzate da una forte multidisciplinarietà, ragion per cui oltre all’archeologo il lavoro sul campo e poi quello successivo di studio, si avvalgono della competenza di altri studiosi quali i paleobotanici, gli antropologi, i paleopatologi, i fisici e i geologi. A questo proposito una delle tecniche di maggior novità è costituita dalle analisi paleonutrizionali che contestualmente danno indicazioni preziose sulla terra d’origine dei defunti. A questo proposito nell’ambito del convegno verranno presentati i risultati di una ricerca in corso presso la Römisch-Germanische Kommission di Francoforte su alcuni campioni osteologici provenienti da necropoli longobarde dell’Ungheria e della Boemia. D’altro canto lo studio delle necropoli può interagire – come il caso trentino dimostra in modo molto significativo e con risultati assolutamente innovativi - anche con lo studio dei paesaggi e degli insediamenti”. “Trento è stata segnata – ha aggiunto la studiosa – fin dai tempi di Paolo Orsi da uno spiccato interesse verso le testimonianze lasciate durante il corso dell’alto medieovo dai popoli germanici (Ostrogoti, Longobardi) e si trova idealmente e fisicamente a cavallo tra il resto delle regioni d’Italia interessate da queste presenze e il mondo transalpino in cui è molto radicata la tradizione di studi su questi popoli. Le ricerche condotte sul territorio trentino grazie al Grande Progetto Apsat (Ambiente e Paesaggi dei Siti d’Altura Trentini) scientificamente diretto dal prof. Gian Pietro Brogiolo, hanno d’altro canto contribuito ad acquisire una serie di dati nuovi sulle trasformazioni del territorio a partire dall’età longobarda. Dal momento che questi dati dialogano in modo estremamente interessante con quelli relativi alle necropoli è stato evidenziato che i Longobardi hanno segnato una tappa importante nel percorso storico che ha portato alla situazione odierna. |

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