NO CONSIGLIO STATO SU CARBONE PORTO TOLLE: AL VENTO MIGLIAIA POSTI LAVORO

CENTRALE PORTO TOLLE Nonostante i necessari pareri della Via, dei due competenti e il sì del , ha creato forti preoccupazioni negli ambienti economici e politici, non solo del , il no del Consiglio di Stato a procedere alla ricoversione a della centrale di Porto Tolle di Polesine Camerini. Il Presidente della Regione ha detto che “è un progetto irrinunciabile”  (e dopo aver letto le motovazioni speriamo ci siano margini di recupero) ; per contro, ha sostenuto che la ricoversione è “ dell’” e che i patti avevano trattato solo di uso di gas. In campo anche il presidente degli industrali del Andrea Tomat.  ”Ancora una volta – ha detto –  sono costretto a che le decisioni dei tribunali si accolgono e che rimaniamo in atetsa di conoscere nel merito le motivazioni. Tuttavia non possiamo nascondere preoccupazione e stupore”. “Il pronunciamento del Consiglio ‘di Stato segue infatti di pochi giorni il blocco degli investimenti – decretato dal Tar del – per gli stabilimenti di Cementirossi di Fumane e di Italcementi a Monselice. Una domanda sorge impetuosa: qual e’ l’autonomia delle imprese a programmare sviluppo e crescita’? Per il presidente Tomat è ridotto al lumicino lo spazio che viene lasciato alla politica industriale, se – ottenute le autorizzazioni di legge – una qualsiasi  associazione, un comitato di cittadini residenti in un’area possono trovare ascolto nei tribunali , chiamati a pronunciarsi su questioni importanti per il Paese. Il no del Consiglio di Stato è stato un “botto” per che, in una nota, lasciando da parte polemiche o occasioni mancate per lo sviluppo, ha già fatto sapere che tutte le risorse destinate a Porto Tolle prenderanno la via estera, perchè al momento non si saranno fatti nuovi tali da cambiare le desioni prese.  Tra le dichiarazioni sulla mancata ricoversione a di Porto Tolle quella del Presidente di Unioncamere del Giuseppe Fedalto: “proprio quando l’economia veneta aveva iniziato a rialzare la testa, la bocciatura del Consiglio di Stato alla riconversione a pulito della centrale di Porto Tolle rischia di affossare la ripresa”.  Poi Fedalto ha aggiunto: ” durante i cinque anni del cantiere, il progetto garantirebbe più di 2,5 miliardi di euro di investimenti sul territorio, oltre a tutto l’indotto, e 3.000 posti di lavoro. Fondamentale poi il calo del prezzo della fornitura di per le nostre aziende che hanno già pagato un conto salato alla crisi. Dopo aver incassato il rinvio al nucleare, dovremmo accettare passivamente anche lo stop alla riconversione a pulito? Altri Paesi hanno avuto il coraggio di percorrere strade alternative, su tutti la Germania, che è il nostro principale partner commerciale. Perché le nostre imprese devono invece continuare a pagare prezzi altissimi scontando la dipendenza italiana dagli idrocarburi? Quella di Porto Tolle è un’opera di utilità nazionale, già finanziata dall’Unione europea con la quale non facciamo certo bella figura. Ma al di là dell’aspetto economico, gravissime ricadute si avranno sul piano sociale. Se la ripresa già oggi non è accompagnata dalla crescita occupazionale, il mancato investimento di Porto Tolle brucerà migliaia di posti di lavoro. E se confermasse la volontà di andare all’estero, i danni sarebbero incalcolabili. Per le istituzioni, ma anche per il mondo sindacale, è arrivato il momento di dare un segnale chiaro e inequivocabile su quale futuro vogliono per il . Il mondo produttivo, rimboccandosi le maniche dopo la crisi, ha già dimostrato cosa vuole”. Questo è quanto ha dichiarato il Presidente di Unioncamere del .

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