| ‘di Stato segue infatti di pochi giorni il blocco degli investimenti – decretato dal Tar del Veneto – per gli stabilimenti di Cementirossi di Fumane e di Italcementi a Monselice. Una domanda sorge impetuosa: qual e’ l’autonomia delle imprese a programmare sviluppo e crescita’? Per il presidente Tomat è ridotto al lumicino lo spazio che viene lasciato alla politica industriale, se – ottenute le autorizzazioni di legge – una qualsiasi associazione, un comitato di cittadini residenti in un’area possono trovare ascolto nei tribunali amministrativi, chiamati a pronunciarsi su questioni importanti per il Paese. Il no del Consiglio di Stato è stato un “botto” per Enel che, in una nota, lasciando da parte polemiche o occasioni mancate per lo sviluppo, ha già fatto sapere che tutte le risorse destinate a Porto Tolle prenderanno la via estera, perchè al momento non si saranno fatti nuovi tali da cambiare le desioni prese. Tra le dichiarazioni sulla mancata ricoversione a carbone di Porto Tolle quella del Presidente di Unioncamere del Veneto Giuseppe Fedalto: “proprio quando l’economia veneta aveva iniziato a rialzare la testa, la bocciatura del Consiglio di Stato alla riconversione a carbone pulito della centrale Enel di Porto Tolle rischia di affossare la ripresa”. Poi Fedalto ha aggiunto: ” durante i cinque anni del cantiere, il progetto garantirebbe più di 2,5 miliardi di euro di investimenti sul territorio, oltre a tutto l’indotto, e 3.000 posti di lavoro. Fondamentale poi il calo del prezzo della fornitura di energia per le nostre aziende che hanno già pagato un conto salato alla crisi. Dopo aver incassato il rinvio al nucleare, dovremmo accettare passivamente anche lo stop alla riconversione a carbone pulito? Altri Paesi hanno avuto il coraggio di percorrere strade alternative, su tutti la Germania, che è il nostro principale partner commerciale. Perché le nostre imprese devono invece continuare a pagare prezzi altissimi scontando la dipendenza italiana dagli idrocarburi? Quella di Porto Tolle è un’opera di utilità nazionale, già finanziata dall’Unione europea con la quale non facciamo certo bella figura. Ma al di là dell’aspetto economico, gravissime ricadute si avranno sul piano sociale. Se la ripresa già oggi non è accompagnata dalla crescita occupazionale, il mancato investimento di Porto Tolle brucerà migliaia di posti di lavoro. E se Enel confermasse la volontà di andare all’estero, i danni sarebbero incalcolabili. Per le istituzioni, ma anche per il mondo sindacale, è arrivato il momento di dare un segnale chiaro e inequivocabile su quale futuro vogliono per il Veneto. Il mondo produttivo, rimboccandosi le maniche dopo la crisi, ha già dimostrato cosa vuole”. Questo è quanto ha dichiarato il Presidente di Unioncamere del Veneto. |