Il Museo della guerra di Campo di Alano, piccolo borgo alle pendici del monte Tomba e del massiccio del Grappa propone, per iniziativa di Danilo Santuz di Treviso, una singolare raccolta di bottiglie – oltre un migliaio – usate dai soldati durante la prima guerra (in genere nelle pause in trincea o nei vari luoghi dove i militari si rifocillavano, come meglio potevano). La mostra e’ uno straordinario documento narrativo: le bottiglie esposte sono soprattutto dell’impero austroungarico. La collezione è ricca anche di bottigliette italiane usate per contenere sciroppi ed altri medicinali. Per il mercato dei collezionisti questi “vetri di guerra” hanno prezzi che variano dai 100 ai 150 euro. E gli scambi tra gli appassionati avvengono in diverse fiere: Nova Gorica, ma anche a Spresiano, le ultime del calendario. Alcune curiosità: sono esposte le bottiglie con l’aquila bicipite austriaca, quelle con inciso il nome della birra. Quelle di marche di un liquore, ancora in produzione. In una vetrina si trovano accostate due bottiglie: la prima della Johann Becher, la seconda della Jan Becher. E’ cambiato nel tempo il nome ma si tratta sempre della Becherovka, liquore della Repubblica Ceca. C’è anche la Unicum . E pure la bottiglia Ipres: conteneva il gas mostarda(per il colore giallo). E’ stato impegnato nella guerra chimica per la prima volta in Belgio, ad Ypres da cui deriva iprite. Era il 12 luglio del 1917. Fece 5 mila morti. Santuz ha spiegato che –a suo avviso – la grande guerra del 15-18 si può raccontare anche attraverso le bottiglie per l’acqua, per la birra, per i liquori, per i medicinali, usate dai soldati. La raccolta delle bottiglie è durata qualche tempo e ordinata, con cura e pure rispetto, da Santuz: bottiglie tutte intere, pulite, di diverse foggia, e ben conservate. Quel che desta meraviglia è come è stato possibile che la serie di bottiglie sia rimasta integra, sia sfuggiata ai colpi di mortaio, alle cannonate, agli assalti all’arma bianca diversamente dagli uomini che ne sono poi morti? La guerra che comunque ha una sua strategia e’ stata applicata anche da Danilo Santuz (ma non e’ il solo) nella sua ricerca: egli, attraverso i libri di storia, quelli che per esempio indicano dove stavano gli accampamenti dei soldati, ha iniziato a coltivare questa passione. I primi indizi per sapere se in un posto ci possono essere dei vetri e bottiglie vengono dati dai terrapieni o dalla morfologia delle pareti delle montagne. Se si trova un piano con una faglia di roccia dritta li e’ possibile ci sia stato un baraccamento . Quindi e’ da cercare la discarica dove i soldati gettavano la spazzatura . L’eventuale ritrovamento (a colpi di piccone) spiega allora come era governato il campo: anche per la gestione dei rifiuti i soldati austriaci erano più ordinati, a differenza dei soldati italiani che li gettavano i vetri vuoti un pò ovunque.

Categoria:
Tags: 








