L’Abi (Ass. bancaria italiana) lo ha detto e scritto più volte alle banche e agli utenti: non date vostri i numeri seriali a sconosciuti; in proposito, ha stampato i necessari depliant per non incorrere a fregature solenni. E nelle maglie dei “furbetti informatici” c’è caduto un rodigino di 47 anni ; egli ha risposto ad una e mail, è stato truffato ed ha perso 100 mila euro. L’episodio risale a qualche mese fa ma i particolari si sono appresi di recente. Per quanto riguarda il professionista rodigino, non c’è nessuna normativa che preveda un risarcimento per le truffe informatiche. Le indagini della polizia postale hanno portato alla scoperta che dietro la truffa informatica c’era ex impresari edile, un pugliese di 28 anni, residente a Pavia il è divenuto un truffatore on line. L’uomo è stato denunciato per truffa, riciclaggio, accesso abusivo a sistema telematico o informatico e detenzione di codici di accesso. Il polesano aveva ricevuto un messaggio di posta elettronica da quella che pensava essere la sua banca. La mail trabocchetto chiedeva di cliccare su un link per riuscire a verificare gli estremi del proprio conto corrente. Il professionista l’ha fatto, e gli si è aperta una pagina web del tutto simile a quella da lui utilizzata per le transazioni bancarie on line. E così, ingenuamente, ha immesso il suo codice di cliente e la password, ma non i numeri seriali come previsto da altri istituti di credito attraverso un oggetto necessario per autenticarsi. La sua banca non prevedeva questa forma di ulteriore tutela per le operazioni in Internet. L’uomo successivamente ha constato un ammanco di 100.000 euro. La polizia postale ha verificato come i soldi sottratti al rodigino fossero transitati in un conto corrente in Italia e poi trasferiti su un altro conto, per finire in Grecia. Per quanto riguarda il professionista rodigino, non c’è nessuna normativa che preveda un risarcimento per le truffe informatiche, fermo restando che ogni banca, con una aggiunta al contratto di c/c, accetti questa clausola.

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