Al turista, locale o nazionale o straniero, “schiavo” delle solite guide, gli viene spontaneo chiedere agli addetti se una sosta a Morgano, nel trevigiano, può valerne la pena di farla. La risposta e’ affermativa. Perché? A Morgano di cui Badoere e’ l’unica frazione con la quale raggruppa tutti i circa 4.200 abitanti del Comune. L’origine del nome Morgano si perde nelle leggende popolari tramandate dai poeti. Le prime notizie su questo borgo della “Marca” riportano l’esistenza di un centro religioso che gia’ nel 12/mo secolo godeva di una certa rilevanza nel territorio, anche se la presenza di un luogo di culto dedicato a San Martino, santo venerato dai Franchi e Longobardi , sembra risalire ad alcuni secoli prima del Mille.
Con l’avvento di Venezia, a Morgano arrivano i Badoer, i Basadonna, i Revedine e i Marcello. La popolazione locale segue le sorti degli abitanti dell’entroterra veneto, ma la presenza delle acque del Sile, del Zero, del Rio garantiscono la pesca e lo sviluppo dell’agricoltura e di tutte le attivita’ legate all’industria molitoria. Ma c’è anche una grande attrazione che è il mercatino dei trovaroba (una esposizione di monete, francobolli, oggettistica, collezionismo, mobili antichi, libri, oggetti di antiquariato e altre stramberie che appassionati hanno la costanza di raccogliere e poi di proporre al pubblico) che viene allestita al centro della grande barchessa della Rotonda di Badoere, una delle piu’ famose del Veneto. La sua particolarita’ sta sia nella grandiosita’ che nella struttura fatta per ospitare una serie di botteghe su un semicerchio e abitazioni sull’altro.
La grande costruzione si presenta come un lungo porticato, formato da 41 arcate. Questa stupenda piazza ha trovato origine alla fine del Seicento; fin dal 1566 quando la nobile famiglia veneziana dei Badoer vantava numerose proprieta’ terriere. Ma a Morgano, oltre al mercatino, ci sono alcune trattorie che propongono tipiche specialità venete (pasta e fagioli, trippa, anatra arrosta ripiena, bolliti misti; anche i vini locali, rossi in particolare, non sono certamente castigati a divenire aceto!).

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