ARTE E DIRITTI UMANI. MOSTRA AUSCHWITZ INSTITUTE CONTRO VIOLENZE DI MASSA

Successo straordinario per l’inaugurazione di “Artivism: The Atrocity Prevention Pavilion, l’esposizione organizzata, in concomitanza di Biennale Arte, da The Auschwitz Institute for Peace and Reconciliation. L’evento culturale a Palazzo Dandolo Paulucci di Venezia (a pochi metri dalla fermata del vaporettore di S.Tomà) ora aperto al pubblico, dalle 10.00 alle 18.00, fino al 24 novembre (chiuso lunedì e martedì). Si tratta di un’esposizione unica nel suo genere: 3 curatori (Kerry Whigham, Francesca Giubilei e Luca Berta), e 6 artisti e collettivi di attivisti provenienti da tutto il mondo: Rebin Chalak (Iraq) Grupo de Arte Callejero (Argentina), Intuthuko Embroidery Project (South Africa), Elisabeth Ida Mulyani (Indonesia), Aida Šehović (Bosnia and Herzegovina), National Centre for Truth and Reconciliation (Canada) a dimostrare come le arti possano essere utilizzate come meccanismo per prevenire e rispondere alla violenza di massa. Th e Auschwitz Institute for Peace and lReconciliation prende posizione nei confronti di Ralph Rugoff (curatore di Biennale Arte) e su Twitter dichiara quanto segue: “The power of the arts is not always easy to see, even by @la_Biennale curator Ralph Rugoff who believes that “Art cannot stem the rise of nationalist movements and authoritarian governments.” Visit our #ArtivismPavilion to see for yourself. #RelegateRugoff http://www.artivism2019.com“: 0“This year’s #VeniceBiennale2019 @la_Biennale curator Ralph Rugoff believes that art “does not exercise its forces in the domain of politics”. Visit our #ArtivismPavilion and see for yourself how art can change politics. #RelegateRugoff http://www.artivism2019.com”. A conclusione dell’opening Owen Pell, presidente di The Auschwitz Institute for Peace and Reconciliation, insieme al suo direttore Tibi Galis, curatori ed artisti, hanno incontrato gli ospiti a Palazzo Zeno illuminato per l’occasione di rosso, come il logo di Artivism. 0https://www.artivism2019.com.
Artivism è un’esperienza irripetibile che illustra come le arti possano essere utilizzate come meccanismo per prevenire e rispondere alla violenza di massa. Il padiglione Artivism porta i visitatori a conoscenza delle realtà personali, emotive e storiche legate alle atrocità di massa, invitando i partecipanti a conoscere il ruolo essenziale svolto dalle arti come strumento di base per la trasformazione sociale e come deterrente contro la violenza sistematica. Sono in mostra le opere di sei artisti e collettivi di attivisti provenienti da tutto il mondo: Rebin Chalak Ismael dall’Iraq, Canada’s Truth and Reconciliation Commission, Elisabeth Ida Mulyani dall’Indonesia, South African Intuthuko Embroidery Project, Argentinian Grupo de Arte Callejero (GAC) e Aida Šehović dalla Bosnia e Erzegovina. Oltre a dimostrare il ruolo fondamentale che le arti svolgono nella prevenzione della violenza su vasta scala, Artivism informa i visitatori riguardo al potere e alla responsabilità che gli individui e le loro comunità hanno nel prevenire le atrocità di massa e proteggere i diritti umani. La mostra educa, responsabilizza e trasforma i partecipanti in veri agenti del cambiamento, mettendo in evidenza la loro capacità di contribuire alla prevenzione delle atrocità di massa. Nell’ultima stanza del padiglione, l’AIPR e altre organizzazioni per i diritti umani provenienti da tutto il mondo condividono il loro lavoro con i visitatori e propongono una serie di passi concreti che ogni individuo può compiere a livello locale e globale per costruire un mondo che prevenga il Auschwitz Institute ha educato e fornito supporto continuo a oltre 4.000 funzionari provenienti da oltre 80 paesi. L’AIPR fornisce ai governi gli strumenti necessari per analizzare i rischi di genocidio e altre atrocità di massa e per progettare e attuare politiche efficaci che riducano questi rischi e impediscano una escalation degli stessi. Per realizzare ciò, l’Auschwitz Institute opera con sedi regionali a New York (Stati Uniti); a Oswifcim (Polonia); a Buenos Aires (Argentina); a Kampala (Uganda) e a Bucarest (Romania). (foto part.maschere).

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