All’interno del Congresso internazionale “Identity Agonies: Living Dyingly” (Agonie dell’identità: Vivere morendo – Approcci da Psicologia, Neuroscienze, Medicina, Sociologia e Filosofia) che si terrà fino a sabato 4 novembre in Aula Magna Vallisneri di via Ugo Bassi, a Padova e diretto da Ines Testoni e Luigi Grassi dell’Università, avranno grande importanza i temi relativi al fine-vita. Filosofia, psicologia, medicina e politica porranno paletti o amplieranno i confini di discussione grazie agli interventi di Emanuele Severino (4 nov.), Mina Welby (4 nov.), Pier Luigi Bersani (3 nov.), Anders Eklund, Elisabeth Brondolo, Franca Benini e Adriano Zamperini. Più che dalla morte in sé, le persone sono terrorizzate dalla costante minaccia del vivere morendo, che causa perdita di dignità e rispetto di se stessi. Vedere il decorso della malattia rende evidente la morte nella sua inesorabilità, per questa ragione si vive la quotidianità rimuovendo quel terrore, ma, quando si giunge al termine, gli individui non sono preparati emotivamente e concettualmente ad affrontarla. Mancano cioè un significato da attribuire alla morte e un riconoscimento esplicito che essa fa parte della nostra evoluzione. In Occidente, se si chiede alle persone quale fine preferiscano, la risposta è “morire improvvisamente”, oppure “morire nel sonno”, in altre parole, senza alcun avvertimento. Chiedendo in particolare cosa temono, solitamente rispondono “una lunga malattia o una condizione in cui mi sia progressivamente e sempre di più tolta la libertà e il potere di fare ciò che desidero”. l problema assume anche dimensioni culturali e sociali. Si pensi per esempio alle violenze e ai traumi da cui dipendono perdite significative e irrimediabili; oppure alle situazioni di tracollo economico, alle condizioni di prigionia, alle torture, allo stalking, al bullismo, alle violenze e agli abusi domestici. In questi casi morte e suicidio possono sembrare una vera e propria liberazione. Alla base di tutto questo terrore vi è la minaccia della perdita e della degradazione di se stessi prima della morte, ovvero l’orrore di fronte all’annientamento della propria identità più profonda. (m. m.)

 

 

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